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E' possibile rendere visibile agli occhi fisici qualcosa che altrimenti appartiene al nostro sentire, intuire, percepire....

E' possibile rendere visibile agli occhi fisici qualcosa che altrimenti appartiene al nostro sentire, intuire, percepire....

E' la struttura stessa del colore che lo consente, insieme ad un lavoro di “pulizia interiore da interferenze". Il colore è infatti Essenza ma anche Manifestazione sul piano fisico. Quindi, predisponendosi all’accoglienza “consapevole ed impersonale”, preparando il proprio spazio sacro (il foglio), riempito con l’acqua, quasi fosse uno specchio (a nostra immagine e somiglianza), il colore diviene un ponte fra il nostro mondo interiore e il manifesto, l'opera così diviene un vero e proprio portale dimensionale, da osservare, e in alcuni casi interagire.

Quindi è possibile rendere visibile agli occhi fisici qualcosa che altrimenti appartiene al nostro sentire, intuire, percepire....
Sì, in questo è di grande aiuto all’uomo che voglia osare conoscere e interagire quel multi ed uni-verso che è in lui.

E' una tecnica che permette di osservare nel colore le nostre dinamiche, paure, limiti, le nostre scivolate, i nostri dubbi, che può aiutarci ad accettarci e ad accettare, che tramuta i traumi in opportunità evolutive ma che può anche confermarci quanto intuito, rafforzandoci nell'autostima, nelle scelte, nel percorso intrapreso, che libera da schemi preordinati, individua e sviluppa potenzialità e talenti nel breve tempo di un pensiero… un meraviglioso, semplice ed immediato strumento per pulire il campo emozionale, "per alleggerire lo zaino", e prendere consapevolezza della Perfezione, che G. Grabovoi chiama Norma Divina, che è già insita in noi.

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Sentenza del Tribunale di Firenze che riconosce il diritto all'assistenza di un cittadino non autosufficiente

Sentenza del Tribunale di Firenze che riconosce il diritto all'assistenza di un cittadino non autosufficiente

E' con grande piacere che diamo pubblicità per una battaglia vinta dall'Associazione A.DI.N.A. da sempre in prima linea per difendere i più deboli e svantaggiati e lo riportiamo integralmente:
 
Comunicato stampa A.DI.N.A. Associazione per la difesa dei diritti delle persona non autosufficenti 18/04/2018
 
Il Tribunale di Firenze riconosce il diritto all'assistenza di un cittadino non autosufficiente e revoca l'ingiunzione di pagamento che il  Comune di Scandicci aveva inflitto ai familiari.
 
Con la sentenza 1010/2018 pubblicata il 5 aprile scorso, la terza sezione del Tribunale Civile di Firenze ristabilisce il diritto all'assistenza di un cittadino che i Servizi Sociali avevano inserito nella RSA Montedomini e per il quale il Comune di residenza, Scandicci, aveva richiesto alla moglie il pagamento della quota sociale  per un importo di oltre 32.000 euro, sulla base della firma che la signora aveva posto in calce a un documento, una sorta di contratto privato, che le RSA pretendono per accettare il ricovero.
 
Il Giudice afferma che non si può parlare di contratto privato fra RSA e utente, laddove siano i Servizi sociali a effettuare il ricovero e il costo della retta giornaliera sia definito nella convenzione fra Comune ed RSA e non fra il privato cittadino e la RSA. Il fatto, avvenuto diversi anni fa, giunge ora a conclusione per i passaggi fra diversi rami della macchina giudiziaria ma le condizioni sono sempre le stesse se non peggiori: 
  • le RSA pretendono ancora oggi la firma di un familiare che si impegna a pagare il ricovero (circa 3/4.000 euro al mese), anche nel caso che il dovuto sia a carico del servizio sanitario (quota sanitaria) o del Comune (quota sociale) qualora uno dei due enti o entrambi non provvedano al pagamento;
  • il Comune coinvolge i familiari nel definire i requisiti economici per concedere il contributo per la quota sociale di assistenza, mentre la legge nazionale- non modificata dal 2001recita che debba essere considerata per la quota sociale solo l'ISEE dell'utente e non dei familiari;
  • le Unità Sanitarie Locali (la nuova legge ha rispolverato l'antico nome!) che dovrebbero immediatamente erogare il contributo sanitario a seguito della valutazione della Commissione UVM (Unità di valutazione multidimensionale)  hanno inventato la lista d'attesa e il contributo sanitario viene erogato con 12/18 mesi di ritardo!!! E' quindi una sentenza preziosa quella del Tribunale di Firenze, non solo per la famiglia sollevata dall'ingiusto pagamento di 32.000 euro, ma per riaffermare il diritto di ogni cittadino che, diventato non autosufficiente, è titolare del diritto di essere curato (sanitario, gratuito) e assistito (sociale, con contribuzione) contribuendo con le sue risorse ma non gravando su coniuge e figli.

La nostra Associazione è soddisfatta di questa sentenza, dopo anni di denunce e azioni diverse in difesa del diritto dei cittadini sancito dalla Costituzione, ma vilipeso dalle Amministrazioni Comunali e Regionale. Ed è in particolare alla Regione che ci rivolgiamo per chiedere con forza il riconoscimento delle quote sanitarie per coloro che passano dalla valutazione UVM, che altrimenti si trovano costretti a pagare oltre 3.000 euro al mese per il ricovero in RSA.

ANTITRUST, ANCHE SU SEGNALAZIONE A.E.C.I. APRE ISTRUTTORIA CONTRO FACEBOOK.

ANTITRUST, ANCHE SU SEGNALAZIONE A.E.C.I. APRE ISTRUTTORIA CONTRO FACEBOOK.

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Facebook Inc. per presunte pratiche commerciali scorrette, concernenti: 
1) l’informativa fornita dal professionista in fase di registrazione alla piattaforma Facebook, con riferimento alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati dei propri utenti a fini commerciali, incluse le informazioni generate dall’uso da parte dell’utente Facebook di app di società appartenenti al gruppo e dall’accesso a siti web/app di terzi;
 2) l’automatica attivazione della piattaforma di scambio dei propri dati da/a terzi operatori per tutte le volte che l’utente accederà o utilizzerà siti web e app di terzi, con validità autorizzativa generale senza alcun consenso da parte dell’utente, con sola facoltà di opt-out. In particolare, l’opzione a disposizione dell’utente di rinunciare o meno a tale modalità risulterebbe preimpostata, tramite spunta nell’apposita casella, sul consenso al trasferimento dei dati.

Secondo l’Autorità, tali comportamenti potrebbero integrare due distinte pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22, 24 e 25, del Codice del Consumo, in quanto, da un lato, Facebook non informerebbe adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, l’utente dell’attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati che egli cede.

Dall’altro, Facebook avrebbe esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali, in cambio dell’utilizzo di Facebook, presterebbero il consenso alla raccolta e all’utilizzo di tutte le informazioni che li riguardano (informazioni del proprio profilo FB, quelle derivanti dall’uso di FB e dalle proprie esperienze su siti e app di terzi), in modo inconsapevole e automatico, tramite un sistema di preselezione del consenso e a mantenere lo status quo per evitare di subire limitazioni nell’utilizzo del servizio in caso di deselezione.

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